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Iniziativa dell’ARS per eliminare doppia preferenza di genere, Patrizia Di Dio: “Senza donne non si cresce, proposta contrasta con la Costituzione”

“Senza donne non si cresce, è la nostra prospettiva. Una maggiore presenza di donne nei luoghi decisionali della politica e dell’economia rende più vicino l’obiettivo della parità democratica, intesa come eguale distribuzione dei poteri tra donne e uomini.  Noi del terziario donna parliamo di democrazia paritaria che va ben oltre il concetto  di “quote rosa”. Lo afferma Patrizia Di Dio, presidente nazionale di Terziario Donna e presidente di Confcommercio Palermo.

 

“L’iniziativa dell’Assemblea regionale siciliana – spiega Patrizia Di Dio – è improvvida ed in aperto contrasto con il secondo comma dell’articolo 51 della Costituzione. La doppia preferenza di genere è solo uno dei provvedimenti di obbligo istituzionale di governo per dare attuazione alla previsione costituzionale, non si tratta di un provvedimento di femminismo arcaico, come ha detto qualcuno, ma  è soltanto uno dei mezzi che debbono essere in esercizio  per superare il divario che sussiste tra la condizione maschile e quella femminile nel nostro Paese, che finge di essere paritario ma le donne semplicemente non le rispetta”.

 

“Non piace – prosegue Patrizia Di Dio – la sensazione di occupare un ruolo in quanto rappresentanti di un numero, di un dato statistico, e non come portatori di capacità e professionalità. Tuttavia, l’approccio normativo ha avuto, e può ancora avere, un ruolo fondamentale, quello di essere l’attivatore di un profondo cambiamento culturale, e di far venir meno un monopolio di genere. E’ un percorso di garanzie, non di semplici “riserve” – aggiunge Patrizia Di Dio – e riguarda l’intera società perché la scarsa presenza di donne ai vari livelli e nella “governance” di un Paese è, anzitutto, una questione culturale, la dimostrazione dell’arretratezza culturale di un Paese, una questione di civiltà, rivela una grave carenza di democrazia e pone un problema di legittimità dei risultati perché impedisce che si tenga pienamente conto degli interessi e delle esigenze di tutta la popolazione nel suo complesso e rende quindi incompiuta la nostra democrazia, ma anche impoverita nella “visione” femminile”.

 

“Diffidiamo chiunque delle forze istituzionali – conclude Patrizia Di Dio – a portare avanti iniziative che siano in contrasto con dettati costituzionali per il principio della democrazia paritaria che è ben lungi dall’essere compiuta in Italia. E se abbiamo un deficit di democrazia non è un problema delle donne o per le donne ma di tutti, uomini e donne e di tutto il Paese”.

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