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Per Emanuela Alaimo, ex dirigente della Democrazia cristiana e assessore comunale al Bilancio negli anni ‘80, il «Bar del Bivio» rappresenta passato, presente e futuro della sua vita. E’ stato il bar della sua famiglia, gestito con tanti sacrifici da papà Luigi e mamma Caterina, che negli anni ‘50 andavano avanti giorno e notte senza sosta nei tempi in cui ad Acqua dei Corsari c'era il cosiddetto «Dazio»: il varco doganale della città. Poi è continuato ad essere una fonte di sostentamento economico per lei e la sua famiglia, ma allo stesso tempo un punto di riferimento per residenti del quartiere, passanti e viaggiatori. Fino a quando - negli anni ‘80 - la famiglia Alaimo è stata vittima della truffa della Sicilfin leasing, cominci ad avere grossi problemi finanziari e cadde nelle mani dell'usura. Prestito dopo prestito, Emanuela Alaimo ha sborsato un miliardo delle vecchie lire. Una vicenda non ancora conclusa perché il presunto «strozzino», quel Francesco Gatto che in primo grado è stato condannato ad una pena di sette anni, ha fatto ricorso in appello (il secondo grado di giudizio è entrato nella fase conclusiva) ed è ancora a piede libero. Costretta a «rinunciare» alla sua attività, Emanuela Alaimo ha comunque tenuto duro e nel ‘99 ha avuto la forza di denunciare. Adesso sta raccogliendo i frutti della sua battaglia: il «Bar del Bivio» ieri ha riaperto i battenti. Con l'aiuto dello sportello Legalità della Camera di Commercio, di Confcommercio, col supporto del consorzio fidi Fideo e del Monte dei Paschi di Siena, la signora Alaimo ha ottenuto un finanziamento di 450 mila euro. I soldi, provenienti dal fondo antiusura istituito con la legge 108 del 96, sono serviti per ristrutturare il bar. «La riapertura di questo esercizio commerciale - ha detto la signora Alaimo non voglio che rappresenti solo una mia vittoria, ma che sia da sprone a tutte le vittime di usura o racket che ancora non hanno avuto il coraggio di ribellarsi. E’ la prova che nelle istituzioni ci sono persone sensibili, che si prodigano a favore delle vittime». Per Giosuè Marino, commissario nazionale antiracket e antiusura, «la Alaimo ha fatto una scelta di legalità e quindi di libertà». Poi ha aggiunto: «Questo è l'esempio che ci sono tutte le condizioni affinché le vittime di usura o pizzo possano recuperare le loro attività commerciali senza temere per la propria incolumità». Sulla stessa scia il questore, Alessandro Marangoni, che ha concluso: «Parafrasando il nome del bar si potrebbe dire che siamo davanti ad un bivio, ma c'è un'unica strada giusta da seguire. Non ci sono più alibi».
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