L’impatto negativo della criminalità organizzata sull’economia legale, con il suo effetto depressivo e discorsivo è un incontrovertibile dato di fatto.
Il racket e l’usura sono le attività illecite che hanno il maggiore impatto negativo sull’economia e non solo su quella siciliana.
Il pizzo e l’usura sottraggono al sistema commerciale miliardi di euro l’anno che le cosche mafiose investono in imprese fuori dalle regole di mercato, finanziando il contrabbando e il traffico di droga, aumentando la corruzione nell’imprenditoria e nella pubblica amministrazione, condizionando aspetti fondamentali della vita pubblica, dalle elezioni agli appalti.
Consapevole dell’importanza del ruolo delle associazioni di categoria nell’impegno antimafia, la Confcommercio ha, negli ultimi anni, intensificato il suo lavoro per la diffusione della cultura della legalità e per far crescere una etica di impresa che escluda qualunque forma di relazione e di collusione con la criminalità organizzata, con prese di posizione molto nette, facendo appello pubblicamente agli imprenditori di non cedere al ricatto mafioso e di collaborare con le Forze dell’Ordine e con la Magistratura, nella consapevolezza che una economia condizionata dal fenomeno mafioso e dal racket non può produrre sviluppo.
Su questo fronte abbiamo compiuto scelte precise e irreversibili, che abbiamo chiesto di condividere a tutti i nostri soci, a pena di sospensione e di esclusione dall’Organizzazione, a partire da coloro che rivestono incarichi nel sistema confederale.
Chi è vittima del racket del pizzo, ha un solo dovere denunciare e collaborare con le forze dell’ordine, nulla più giustifica la paura e il silenzio, dopo gli importanti, significativi ed incessanti risultati raggiunti negli ultimi anni dallo Stato, che hanno portato all’arresto di boss eccellenti e centinaia di estortori, indebolendo significativamente la fitta rete del racket .
Oggi esiste una vasta e solida rete di sostegno nelle istituzioni e nella società civile, che affianca chi denuncia permettendo di riprendere, o continuare, la propria attività in sicurezza dopo essere stato integralmente risarcito degli eventuali danni subiti.
Non cedere e ribellarsi non solo è giusto, ma, oggi, è anche conveniente.
Lo Stato ha dato prova di proteggere e di aiutare concretamente chi è vittima, dando una garanzia fondamentale, quella della sicurezza economica.
Infatti, negli ultimi anni sono state emanate una serie di norme a favore delle vittime, a partire dalla legge 44 del 1999 che ha istituito il “Fondo di Solidarietà”, che elargisce contributi a quegli operatori economici e liberi professionisti che hanno subito danni e che collaborano con l’autorità giudiziaria per opporsi e chiudere le porte al racket, e il “Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime di reati di tipo mafioso” istituito con la legge 512 del 1999, che rimborsa le spese legali, ed i cui tempi di erogazione si sono fortemente ridotti.
Inoltre i rischi individuali si possono ridurre al minimo, perché non è necessario esporsi da soli, ma è possibile denunciare insieme ad altri mediante la propria associazione di categoria.
La Confcommercio nel manifestare la piena e convinta solidarietà agli imprenditori che sono vittime del racket del pizzo, che minacciati e intimiditi cedono alle richieste degli estortori, nella convinzione che senza una rivolta delle coscienze, che senza una presa di coraggio, che senza la piena e convinta collaborazione con l’Autorità giudiziaria e con il solo impegno delle Forze dell’Ordine e della Magistratura, la mafia non potrà mai essere definitivamente sconfitta, ribadisce la sua linea di fermezza:
“Collaborare si può e si deve, denunciare si può e si deve”
Gli imprenditori vittime di estorsione, convocati dagli inquirenti, hanno il dovere di confermare che sono stati vessati dalla mafia, anche per evitare l’accusa di favoreggiamento.
La Confcommercio aiuterà tutti coloro che non vogliono più cedere alla paura e non vogliono restare soli, garantendo loro, assistenza legale, sostegno psicologico, aiuto finanziario per il tramite del proprio confidi, la massima riservatezza delle denunce all’autorità giudiziaria, ma sarà altrettanto intransigente con gli associati che, a fronte di richieste estorsive e di ogni altra forma di pressione o di condizionamento criminale nei confronti della propria attività economica, negheranno qualsiasi forma di collaborazione con le Forze dell’Ordine, pena la sospensione o l’esclusione dall’ Organizzazione.
Solo così potrà esserci il riscatto delle vittime e di tutta l’imprenditoria siciliana.
Solo così la Sicilia potrà garantirsi un futuro libero dalla mafia.
Rosanna Montalto
Vice Presidente con delega alla Legalità